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Dopo la lettura di "No Logo"...

E' un dato di fatto, dopo la lettura di "No Logo" della Klein siamo tutti piu' buoni; piu' attenti nelle nostre scelte d'acquisto; intolleranti verso quei brand chiassosi ed in linea generale sappiamo valutare e puntare il dito sulla pubblicita’ e sui “mezzucci” impiegati per venderci delle cose.


Addirittura scegliamo capi di vestiario no-brand seguendo un rigoroso understatement faticoso da seguire quasi come il fare le code davanti alle svendite di fine stagione delle griffe piu’ blasonate.


E poi, con lo sguardo fiero, ci guardiamo in giro e scopriamo con stupore persone con addosso lacoste, timberland, prada, gucci, converse, diesel, levi’s, fred perry, brema …; la nostra sicurezza vacilla e cade del tutto quando passiamo davanti a quella vetrina dove, solo con la coda dell’occhio, guardiamo quelle hogan che abbiamo sempre desiderato, o meglio, abbiamo sempre desiderato che qualcuno ci regalasse per Natale.


Quindi? Perche’? Ce lo spiega Rob Walker nel suo ottimo "Murketing. La rivoluzione del marketing ambiguo" (ETAS, 2009). Un libro che intreccia antropologia, sociologia ed una solida conoscenza di business per spiegarci perche’ noi siamo quello che compriamo.


Il “murketing”, o marketing oscuro, risolve il dilemma del marketing tradizionale, ossia se il consumismo di massa e’ appunto di “massa”, generalizzato, indistinguibile, come faccio a distinguermi dalla massa? Semplice, comprando un brand differente che sappia fare leva sui miei bisogni di sempre: individualita’ ma allo stesso tempo appartenenza.


Individualita’ perche’ io-sono-io diverso dalla massa e quel brand mi permette di dstinguermi, ma anche appartenenza, perche’ ho bisogno di far parte di un gruppo piu’ vasto al quale appartenere anche affettivamente, ecco allora il brand che mi distingue ma lancia segni di appartenenza ad un determinato gruppo e mi esclude, in modo voluto, da un altro.


Il libro cita esempi di brand che investono in modo “invisibile” cercando di entrare in modo discreto all’interno di gruppi di influenzatori. Rob Walker e’ molto attento alle dinamiche culturali e psicologiche in atto nella societa’ moderna e ci racconta come certi brand abbiano addirittura avuto successo in modo del tutto inconsapevole, a prescindere da investimenti in marketing direzionati a target potenziali, corretti dal punto di vista analitico, ma errati dal punto di vista culturale.


Perchè leggerlo
Se avete partecipato anche solo ad una riunione dove avete sentito la parola “fidelizzare il cliente”  e questo richiamo canino vi e' apparso stridulo come un gessetto nuovo su una lavagna, allora questo libro fa per voi.


Se siete uomini/donne di marketing vi fara’ capire che la nuova persuasione e’ una faccenda complessa, non risolvibile a colpi di budget pubblicitari, ne va rivisto l’approccio, da capo; se invece siete solo dei consumatori, come tutti noi, vi fara’ perdere qualche certezza come quella di avere finalmente vinto la battaglia contro i “persuasori occulti” e di essere vaccinati dalle loro subdole strategie. Bene, peccato pero’ che i persuasori occulti non siano mai esistiti, o meglio, erano dentro di noi. Buona lettura.


"Murketing. La rivoluzione del marketing ambiguo" (ETAS, 2009)

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