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Cosa accomuna un assicuratore di Rimini (Muccioli) ed un sarto e commesso spagnolo (il fondatore di Zara)?



“Le sette chiavi dell’immaginazione”, Piero Morosini (ETAS, 2010)


Se pianificate il futuro, se disegnate una strategia partendo dai dati, dalle conoscenze del presente allora e’ probabile che non andrete molto lontano rispetto a dove siete adesso. Qualche esempio contrario? Pensate alla comunitá di Vincenzo Muccioli o alla catena d’abbigliamento Zara, riprendetevi un attimo dal disorientamento legato a questo accostamento azzardato. Pensateci un attimo e vedrete che cosí azzardato non é.

Cosa accomuna un assicuratore di Rimini (Muccioli) ed un sarto e commesso spagnolo (il fondatore di Zara)?

Prima di tutto la capacitá di ascoltare le persone, entrare in sintonia con loro, interpretare i loro desideri. E poi sapergli offrire un ambiente, un prodotto, uno stile di vita in linea con questi desideri. Il tutto, operando all’interno delle loro organizzazioni con un approccio flessibile, capace di abbandonare processi, regole, strutture che la cultura, aziendale o meno, di quel momento, imporrebbe alla gestione del lavoro e delle persone interne. Una capacità di avere la visione e perseguirla con umiltá, costanza ma con un chiaro ed imperativo senso di urgenza, di direzione.

Non vi fate scoraggiare dalle prime pagine, l’autore vi accompagnerá in un breve percorso storico sul ruolo della magia e della immaginazione nella storia; se siete appassionati di storia bene, avrete materia da approfondire, altrimenti raccogliete la tesi finale di quelle brevi pagine: l’immaginazione, storicamente, era considerata un precursore della conoscenza scientifica. Solo con Cartesio e la razionalitá applicata al pensiero, il ruolo dell’immaginazione é stato sminuito, cancellato, nascosto.

Poi percorrete insieme all’autore i laboratori di psicologia dove solidi esperimenti hanno evidenziato il ruolo della immaginazione come fattore “preventivo” di successo; di individuazione ed anticipazione del risultato che si vuole raggiungere ed offrire al mondo.

E poi, misuratevi con il disagio provocato da questo libro, ogni volta che, leggendo una tesi sostenuta da Morosini, proverete un senso di distonia, di incredulità verso quanto affermato, fermatevi a riflettere.

E’ qui che questo libro raggiunge il suo risultato, disorientarvi e farvi capire quanto, nel vostro lavoro, siate addentro a delle logiche, a degli standard di pensiero che vi vincolano a rimanere quello che siete ed a continuare a fare business nel solito modo.

Un esempio? Pensate a quanto indiscutibile sia per voi, e per il business nel quale lavorate, il concetto di trade-off: l’aumento di una caratteristica di un prodotto deve necessariamente andare a discapito di un’altra. Il prodotto, per differenziarsi, deve esaltare una determinata feature, funzionalitá, servizio per caratterizzarsi ma allo stesso tempo, per contenere i costi, deve sacrificarne altri ed escludere di fatto una fetta di popolazione dal proprio target. Normale no? Mi differenzio, mi posiziono facendo leva su una, due caratteristiche distintive e tralascio altri aspetti che ritengo non fondamentali o in linea con il mio target. Ecco l’assioma.

In realtá chi ha davvero fatto la differenza anche reinventando mercati maturi ha utilizzato una strategia trade-on, offrendo di più alla propria clientela, a prezzo inferiore ed a costi unitari ridotti. Impossibile? Leggete il caso EasyJet citato in questo libro di Morosini e pensateci. Vedrete che il trade-off  ė un approccio di strategia aziendale preso come una legge assoluta (chi ha il coraggio di smentire un guru del management come Porter?) ma che non risulta essere applicato da quelle aziende che sono riuscite ad avere successo, ripeto, anche in mercati maturi come quelli dell’abbigliamento, del trasporto aereo, delle bibite.

Vi starete chiedendo, va bene, mi parli di grandi successi commerciali ma io semplicemente voglio trovare il mio spazio all’interno dell’arena commerciale, la mia direzione, il mio senso all’interno del mondo lavorativo. Può anche darsi che io non raggiunga mai i livelli del fondatore di EasyJet o di Zara. Allora, quale spazio ho io per dare il mio contributo?

Avanzando nella lettura del libro vedrete come l’autore riesca a calare il senso di mission, la visione, la lucida e febbrile attuazione dei propri sogni esemplificata dai personaggi precedentemente citati, in una dimensione più intima, nostra.

Ci spiega cosa dobbiamo fare per ri-sintonizzarci con le nostre emozioni, con quei sogni dimenticati in grado di farci vibrare e di darci il senso di direzione perduto. Esercizi di autoriflessione ma soprattutto di auto-ascolto, perché la differenza tra noi ed il fondatore di Zara può sembrare abissale ma in fondo non lo é.  La differenza sta nell’aver individuato la propria mission, nell’essere capaci di isolare cosa ci fa davvero emozionare, senza tante razionalizzazioni a tavolino.

La differenza, di chi è riuscito a fare la differenza, ė stata quella di avere avuto una visione, averla saputa immaginare dal punto di vista del cliente ed averne perseguito la realizzazione con una costanza e testardaggine sicuramente non comuni. Ed é da qui che inizia il nostro lavoro, quello di ri-sintonizzarci su quei sogni che abbiamo perso strada facendo.

Perché leggerlo:
Non so voi, ma io la distinzione tra vision e mission non l’ho avuta mai molto chiara. Certo a livello di definizione é sufficiente prendere un buon manuale di management ed impararne a memoria la spiegazione.

Ma il vero punto non è recitare la vision e la mission della propria azienda ma capire come queste vengano generate, i processi creativi, di pensiero, di motivazione che stanno alla base delle aziende di successo.

Qui non si tratta di essere fedele ad uno statement aziendale e prenderlo cosi com’é ma capire come, quelle persone che hanno generato nuovi e redditizi settori di business, abbiano avuto la capacitá di “vedere” il futuro, di capire perché quel futuro sarebbe stato importante per il mondo, per i loro clienti e di attuare le azioni necessarie per raggiungere quella visione con una costanza, caparbietá e con una capacitá di rialzarsi ad ogni caduta sconosciuta ai più.

Persone che hanno raggiunto il successo apparentemente in modo inspiegabile, o meglio inspiegabile avendo in testa i classici testi di management con taglio razionalista. Com’é possibile che abbiano avuto successo violando anche le più elementari leggi di quella strategia aziendale che vi hanno insegnato nelle vostre prestigiose business school? Effetto “magia”? Può essere, peró andate a leggervi le sezioni del libro di Morosini che vi parlano del ruolo della magia nella storia e nel processo creativo di grandi artisti del passato. Vedrete che la magia è meno campata per aria di quanto pensavate e che, forse, ha anche a che fare con il razionale mondo del business.


“Le sette chiavi dell’immaginazione”, Piero Morosini (ETAS, 2010)

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