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Avreste mai detto che anche Proust serve per lavorare in azienda?



“Manuale di storytelling. Raccontare con efficacia prodotti, marchi e identità d’impresa”, A. Fontana (ETAS, 2010)

Per chi lavora in azienda ed ha un percorso di studi di stampo umanistico si presenta, soprattutto all’inizio della propria storia professionale, la domanda sul come fare a trasferire il bagaglio di conoscenze acquisite frequentando Lettere o Filosofia al mondo aziendale, mondo dove le competenze devono essere specifiche e finalizzate al raggiungimento di obiettivi ben definiti.

O meglio, parlo ad esempio del laureato in Lettere, esistono indirizzi specifici come quelli in comunicazione, gestione risorse umane o giornalismo che preparano all’attività lavorativa, ma la domanda che mi pongo è più specifica. Come trasferire gli esami di letteratura, filologia, filosofia ad un’applicazione concreta nel mondo del business. Direte voi, nelle facoltà umanistiche si acquisisce la Cultura con la “c” maiuscola, la capacità di pensare, ragionare, il pensiero critico.

Bene ci stiamo avvicinando, però la strada è ancora lunga, come si fa ad applicare il pensiero critico, le letture dei classici del pensiero e della letteratura al mondo dell’azienda, del marketing, delle risorse umane?

La risposta l’ho trovata leggendo “Manuale di storytelling. Raccontare con efficacia prodotti, marchi e identità d’impresa” di Andrea Fontana” (ETAS, 2010).

Andrea Fontana è un docente universitario a Milano ed un manager nell’ambito della formazione organizzativa. Leggendo il suo libro ho scoperto il mondo dello storytelling e di come questo sia applicato al mondo organizzativo.

Non entro qui a raccontarvi di metodologie e tecniche che solo il libro può spiegarvi in modo chiaro ed esaustivo. Voglio solo raccontarvi del perchè ritengo che questo libro debba essere presente nelle vostre librerie, in bella vista.

Il libro vi spiegherà come tutti noi viviamo in un ambiente narrativo, come la nostra realtà sia costruita attraverso i messaggi, i racconti, i ricordi grazie ai quali interpretiamo gli episodi vissuti, le persone incontrate, i traguardi raggiunti, le vittorie perdute.

E poi vi racconterà di come i prodotti che compriamo tutti i giorni, quelli che credevate essere meri oggetti inanimati, siano in realtà portatori di storie, di senso, di significati veicolati attraverso il design, la comunicazione, lo spazio di vendita dentro il quale sono esposti.

Si, avete capito bene, i prodotti ci parlano, ci raccontano delle storie ed intercettano le nostre offrendoci la chiave per risolvere problemi, per entrare in mondi possibili, in comunità di persone che, come noi, si riconoscono in quelle storie che questi prodotti raccontano.

La narrazione, sia essa intesa come storia delle nostre vite o di mondi possibili raccontati da un prodotto, un bene di consumo, rispetta canoni di costruzione del senso identici a prescindere dall’utilizzo. Mi spiego, le storie che noi leggiamo, i film che guardiamo, rispondono a degli standard, a dei canovacci, a delle regole identiche. Ogni storia ha un eroe, una figura che a causa di un evento è costretta a combattere, ad intraprendere un cammino contro forze avverse che alla fine della storia, dopo lo scontro con l’avversario, con l’ostacolo, lo porteranno verso un finale, verso la libertà, verso la propria affermazione.

Queste regole narrative ricorrenti permettono ad un racconto di essere familiare, di essere recepito dai lettori, capito ed assorbito nella nostra memoria. Regole queste che prenderanno forme diverse secondo il genere letterario con il quale l’autore deciderà di esprimersi.

E qui, leggendo il libro di Fontana, ho intravisto il legame che unisce letteratura e comunicazione d’impresa. Ho capito come la pubblicità, la comunicazione interna, per essere efficaci riprendano questi canoni letterari, queste costruzioni che fino a ieri pensavamo essere ristrette al solo mondo della letteratura.

Perchè indossiamo un piumino moncler piuttosto che un giubbotto belstaff? Perchè mettiamo un paio di ray-ban piuttosto che persol? Perchè ogni prodotto, oltre a veicolare caratteristiche tecniche per soddisfare un bisogno specifico, ci racconta una storia, ci porta in mondi passati e futuri, di persone che vestono e vivono così ed alle quali noi vogliamo assomigliare, anche solo un po’.

Qui non parliamo di manipolazione, di persuasori occulti, di strategie consumistiche per colpire menti deboli (vi considerate forse una mente debole perchè siete appena usciti da un negozio del centro con quelle scarpe che avete corteggiato da mesi?). Qui si parla di un gioco di rimandi tra noi e gli oggetti, rimandi che instaurano una comunicazione tra noi ed il prodotto. Una comunicazione che ci permetterà, tramite l’acquisto, di migliorare e modificare la percezione di noi stessi.

Potrebbe sembrarvi un’affermazione forte ma pensate a tutte quelle volte che vi siete vestiti in un certo modo per essere accettati in un gruppo o società; pensate alla sensazione di far parte di un gruppo perchè aver acquistato un ipod oppure tutte le volte che avete ostentato il vostro iphone mentre eravate in metropolitana. Siate sinceri, non volevate solo mandare uno sms o fare una telefonata, volevate far vedere che eravate entrati nel mondo di apple, nel mondo technomagic che la comunicazione del gruppo della mela ha costruito attorno ai suoi prodotti e, di riflesso, anche sui suoi clienti.

Quello che sto dicendo vale sia che scegliate di indossare una griffe, sia che ostentiate abbigliamento finto-casual-nobrand. In entrambi i casi state comunicando qualcosa a voi stessi ed agli altri. State entrando in una comunitá specifica e vi state escludendo da un’altra.


Perché leggerlo:
Il libro ha un taglio anche operativo che vi permetterà di calare la teoria dello storytelling in applicazioni concrete, in obiettivi da raggiungere, misurabili.

Interessante la parte conclusiva che riporta case history di alcune importanti aziende  riuscite ad andare oltre la comunicazione istituzionale, top-down. Aziende che sono riuscite ad instaurare un dialogo sia con i propri clienti che con le proprie persone.

Poi, se siete laureati in materie umanistiche e lavorate in azienda, riuscirete a capire che valore potrete dare al vostro business, grazie anche a tutti i classici della letteratura che avete letto. Avreste mai detto che anche Proust serve per lavorare in azienda?

“Manuale di storytelling. Raccontare con efficacia prodotti, marchi e identità d’impresa”, A. Fontana (ETAS, 2010)

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