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Tutti comunicano, pochi si connettono



Siete di nuovo qui, in piedi, vicino alla porta dell’ufficio, con un sorriso che sembra una smorfia ed un bicchiere di plastica in mano. Siete andati di malavoglia ma alla fine vi siete convinti e siete andati all’ennesima festa per la promozione di un vostro collega.

Si, proprio quel collega che avete sempre considerato meno capace, meno preparato, meno preciso di voi. Eccolo, sorridente, stringe mani, riceve pacche sulle spalle e siede sulla sua scrivania nuova di zecca, nel suo ufficio angolare ad un piano alto.

La frustrazione vi farebbe accartocciare il bicchiere, ma resistete. Ringraziate, salutate e tornate nel vostro open space, di sotto, insieme agli altri, quelli di sempre. Rimuginate su tutte quelle sere trascorse in ufficio per chiudere quel progetto cosi’ importante.

Niente da dire, lavorato bene avete lavorato bene, seri, affidabili, aderenti ai valori aziendali, puntuali e precisi, come sempre. Però, non capite come mai, il collega che sottovalutavate è entrato nella cerchia del management mentre voi siete rimasti in quella dei professional.

Ecco, ora smettete di rimuginare, abolite per tutto il tempo necessario a leggere il libro “Tutti comunicano, pochi si connettono. Quello che i veri leader sanno fare.” Di John C. Maxwell, le seguenti parole dal vostro vocabolario: “raccomandazione; sfortuna; va a cena dal capo; solo chiacchiere; non capiscono chi vale davvero”; ecc.. Fermatevi qui.

Iniziate a leggere il libro, e già dalle prime pagine, ponetevi la domanda: sono stato in grado di connettermi con le persone?

Il punto non è banale, avrete letto decine di libri che vi hanno insegnato ad avere la battuta pronta, a dire la cosa giusta al momento giusto, ad essere, nel posto giusto al momento giusto.

Ma diciamocelo chiaro o si è cosi oppure sforzarsi di esserlo porta a risultati ancora peggiori di quelli di partenza. Il problema non siete voi ma quelle tecniche che vi hanno propinato, che vi hanno spinto a far finta di essere “degli altri diversi da voi” invece di concentrarvi sui veri fattori di successo per la vostra carriera: le altre persone.

Leggete e chiedetevi cosa vi è mancato per fare carriera oppure per fare quel passo in più che vi strameritate. Leggete gli esempi di personalità famose partite dal nulla ma che alla fine hanno vinto.

Hanno vinto perché hanno ascoltato, si sono dedicati alle persone con le quali hanno interagito, sono entrati in connessione, non hanno solo comunicato “a loro”, sono entrati in comunicazione “con loro”.

Perché il punto è tutto qui, riteniamo di essere sempre stati perfetti, inappuntabili ma il successo sperato non è arrivato. Perché? Forse ci siamo concentrati troppo su noi stessi, la ricerca della perfezione era solo finalizzata a nascondere le nostre debolezze. Allora abbiamo studiato, abbiamo lavorato, ci siamo preparati per ogni meeting, per ogni presentazione.

Abbiamo inondato i nostri interlocutori con dati, cifre, tesi. Abbiamo camminato sul palco come ci hanno insegnato, abbiamo svicolato dalle domande più insidiose, abbiamo tramortito i nostri interlocutori, annientandoli di powerpoint e lasciandoli senza domande. Ne siamo usciti indenni, il nostro amor proprio, pure.

Attenzione però, la perfezione verbale dell’esposizione, la mole dei contenuti esposti, l’accurata analisi costi/opportunitá non rappresenta tutto il valore informativo di una comunicazione.

Purtroppo per noi se non siamo riusciti a creare una connessione con il nostro pubblico, il messaggio non sarà passato. Probabilmente, non saremo stati in grado di lasciare il segno, di lasciare una traccia positiva nei nostri interlocutori, in quelli che alla fine determinano il nostro successo.

Il segreto sta nel porsi in uno spirito di servizio: cosa è importante per il mio interlocutore/cliente? Quali sono i suoi problemi e cosa desidera veramente? Come posso creare valore per lui?

Sembra banale ma dopo decine di libri letti sulle strategie persuasive finalizzate a manipolare l’altro, a convincerlo a cedere ai nostri ragionamenti, vi assicuro che la lettura di “Tutti comunicano, pochi si connettono” è illuminante.

Prima di tutto il filone di libri sulle tecniche persuasive precedentemente citate vi ha fornito una serie di suggerimenti sul “come fare” ma pochi sul “come essere”.  Avrete assorbito nozioni su come condurre con successo una presentazione, come parlare in pubblico, come impostare la vostra dizione, come muovervi davanti a pubblici eterogenei.

Eravate preparati e pronti, ineccepibili dal punto di vista formale, magari avete anche ricevuto congratulazioni sul modo in cui avete gestito quella importante presentazione davanti ai senior manager della vostra azienda.

Freddi e determinati avete portato a termine la vostra presentazione in modo inflessibile, senza cedimenti o incertezze, rintuzzando abilmente ogni domanda che potesse farvi andare fuori strada.

Però, qualche dubbio che quella presentazione non sia stata efficace come pensavate, l’avete. Prima di tutto le decisioni che avrebbero dovuto seguire la vostra presentazione non ci sono state. Poi, parlando con qualcuno dei presenti vi sembra che questi non abbiano colto in pieno il messaggio, non abbiamo recepito con convizione quello che volevate dire.

Vi sorge il dubbio su cosa avete sbagliato, riprendete i manuali letti finora e rimanete stupiti dalla certezza di avere formalmente seguito alla lettera tutte le indicazioni che i grandi guru della comunicazione vi avevano dato e sulle quali vi eravate esercitati. Non ne venite a capo.

Ecco perchè questo libro, “Tutti comunicano, pochi si connettono” e’ illuminante. Vi fará riflettere su come le modalitá di comunicazione che avete seguito finora siano limitate, limitate ad accrescere il vostro livello di performance, di bravura, di autoconcentrazione. Come se sul palco ci foste solo voi, con le vostre paure e insicurezze da combattere con un metodo pronto all’uso. Un metodo che sicuramente ci fa sentire più sicuri ma che non ci fa entrare in connessione con gli altri, i veri destinatari della nostra comunicazione.

Quindi, imparate le tecniche fondamentali sul come comunicare, poi, però,  inizia il lavoro vero, quello più difficile. Quello di capire chi abbiamo di fronte, quali sono i suoi bisogni e come, la nostra comunicazione, possa servire a soddisfare questo bisogno. Conoscere la propria audience non vuol dire identificarla secondo target o segmenti socio-economici e presupporre di conoscerla sulla base di una conoscenza stereotipata.

Vuol dire rimboccarci le maniche, andare incontro alle persone, porre delle domande senza preconcetti e capire cosa possiamo fare per aiutarli a risolvere un problema, un bisogno. Solo cosí saremo in grado di connetterci a loro ed essere accettati e ricordati. Elementi questi, fondamentali per fare carriera, in azienda e non.


Perché leggerlo:
John C. Maxwell è un brillante oratore di successo con una precedente e lunga esperienza come ecclesiastico e predicatore. Vi offrirá un punto di vista nuovo rispetto alle tradizionali teorie e tecniche della comunicazione: quello appunto della “connessione”.

Il tutto raccontato in modo chiaro, semplice ma attenzione perchè, come riportato anche da John C. Maxwell: “i principi elencati nei miei libri sono semplici da capire. Ma non sono sempre semplici da applicare”.

“Tutti comunicano, pochi si connettono. Quello che i veri leader sanno fare”, John C. Maxwell (ETAS, 2010)

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