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Consigli ad un giovane scrittore



Perché un libro di Vincenzo Cerami all’interno di un blog di management? Perché questo è un libro sul lavoro, sul lavoro di scrittore. Ci sono libri che vi parleranno di estetica, di arte, di ispirazione e che vi renderanno timidi, vi bloccheranno definitivamente nell’affrontare la scrittura come lavoro. Altri invece otterranno lo stesso risultato negativo raccontandovi con fare snob come diventare scrittori facendovi percepire, in realtà, la distanza abissale che passa tra voi e l'ormai acclamato scrittore di successo che decide di parlare ai suoi discepoli.

Questo libro “Consigli ad un giovane scrittore. Narrativa, cinema, teatro, radio” di Vincenzo Cerami (Garzanti, 2002) in realtà è un libro sul mestiere dello scrittore, molto pragmatico, uno dei pochi che io abbia letto, con un taglio, lasciatemi questa provocazione, “manageriale”. Manageriale inteso come “tecnologia”. Cerami, infatti, ci porta nel mondo della scrittura in modo chiaro, senza fronzoli. Si coglie l’odore del “sangue e sudore” che contraddistingue il lavoro dello scrittore nella sua accezione più artigianale.

Artigiani della scrittura che partono dal cinque percento di immaginazione creativa; lavorano per il restante novantacinquepercento alla costruzione della trama, rifacimento, correzione e lottano con ogni singola parola per trasformare quel cinquepercento in qualcosa di concreto.

Questo rende il lavoro dello scrittore meno affascinante? Al contrario, è per questo che considero questo libro fondamentale per chi voglia affrontare il mondo della scrittura in modo rigoroso.

Con un continuo rimando al mondo della letteratura; del teatro; del cinema e della radio, Vincenzo Cerami ci accompagnerà nel diventare, se non bravi scrittori, sicuramente lettori più accorti. Forse sapremo smascherare quel best seller piaciuto a tutto il nostro ufficio ma che a noi ha lasciato quella sensazione di aver speso inutilmente soldi e tempo per leggerlo.

Qualche esempio? Il punto di vista dello scrittore, prima o terza persona? Attenzione perché qui è la prima, grossa differenza dell’impianto stilistico di un testo. La prima persona, molto usata nella letteratura moderna, psicologica, introspettiva potrà esaltare il mondo interiore del vostro personaggio a scapito però della veduta d’insieme. Pensate alla terza persona usata dai grandi scrittori ottocenteschi; grandi affreschi epici che abbracciano ritratti corali; il passare delle stagioni e delle epoche, movimenti culturali e sociali. Questo è un esempio di un attrezzo del mestiere che potete mettere nella vostra cassetta leggendo questo libro.

Altro esempio, vi ha fatto sempre un po’ paura la parola “metonimia”; l’avete attribuita alla lista di figure retoriche maneggiate con destrezza solo da alcuni grandi massoni della letteratura? Bene, pensate al più banale dei gialli televisivi trasmessi in prima serata su un qualunque canale generalista sulla televisione. Il protagonista litiga con qualcuno che lo minaccia di morte, i due si lasciano cambia la scena. Cos’è la metonimia? E’ la promessa che qualcosa, il litigio con minaccia di morte, avrà sicuramente uno sviluppo successivo nel corso del telefilm; questo qualcosa rimarrà nella testa dello spettatore che si aspetterà che qualcosa accada nel corso della storia. Semplice no?

Perché leggerlo:
Non è un atto d’amore verso l’arte in sé; non vi parlerà di voci interne che vi svegliano di notte e vi costringono a scrivere sotto la voce guida di uno spirito. Qui si parla di lavoro e metodo dove il concetto di passione non è associato al concetto di “scrittori si nasce” ma a quello di fatica, impegno, costanza, lavoro e ancora lavoro. Tutto qui.


“Consigli ad un giovane scrittore. Narrativa, cinema, teatro, radio” , Vincenzo Cerami (Garzanti, 2002)

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