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Facciamo chiarezza

“Sociologia del mercato del lavoro. I - Il mercato del lavoro tra famiglia e welfare”, E. Reyneri  (Il Mulino, 2005)

E’ quello che questo libro aiuta a fare, chiarezza su alcuni termini, su alcune teorie, su alcune accezioni linguistiche che utilizziamo con disinvoltura affrontando temi come il mercato del lavoro, il salario, la disoccupazione e la ricerca del lavoro.

Nel linguaggio comune, infatti, si immagina il “mercato del lavoro” come un punto d’incontro tra chi offre lavoro (l’imprenditore) e coloro che mettono a disposizione la propria forza lavoro, le proprie competenze, la propria professionalità. Da questo incontro ne consegue una negoziazione del salario come scambio tra le parti.

La moderna sociologia economica ha smascherato il concetto di mercato del lavoro relegandolo ad una pura convenzione linguistica senza corrispondenza con il reale.
Infatti, affinché possa essere equiparato a qualunque altra merce scambiabile in un mercato, il lavoro dovrebbe:

  • essere considerato una merce anonima
  • essere soggetto ad un equo rapporto di scambio tra le parti
  • il prezzo del salario dovrebbe avere una funzione di equilibrio tra domanda ed offerta
  • tutti i soggetti coinvolti dovrebbero perseguire il principio di razionalità economica
Lo scambio tra le parti, imprenditore e lavoratore, non è equo infatti i rapporti di forza propendono per una asimmetria strutturale a favore del primo. L’imprenditore può rinunciare ad acquisire forza lavoro, a produrre, consumando il capitale. Oppure può decidere di de-localizzare la produzione o modificare i requisiti, le competenze richieste per svolgere un determinato lavoro e quindi necessari all’assunzione.

Tutte decisioni, queste, che non possono essere recepite dal lavoratore nei tempi e nelle condizioni imposte. Per questo, ai fini di riequilibrare questa asimmetria interviene l’ente pubblico svolgendo quasi una funzione paradossale: il pubblico interviene al fine di ristabilire l’equilibrio di mercato.

Oppure prendiamo come esempio il salario, anche in questo caso non sottoposto alle regole classiche dell’economia ma mediato attraverso una serie di convenzioni sociali, interventi sindacali e statali indirizzati ad indicarne il livello minimo.

E ancora, per abbattere la disoccupazione la regola classica economica sarebbe quella di fissare il salario nel punto d’incontro tra domanda ed offerta; in realtà il livello minimo di retribuzione è stabilito da norme sociali, sindacali e pubbliche che non permettono al livello minimo salariale di scendere sotto la soglia di equità e dignità per la persona.

Oltre al concetto di “equità” subentrano anche logiche contrarie all’adozione della discesa del salario al livello minimo che l’imprenditore potrebbe imporre adottando le sole leggi del mercato come inteso nel senso comune.

Una di queste logiche è la teoria del salario di efficienza secondo la quale l’imprenditore paga più della soglia minima equa in modo tale da garantirsi la fedeltà del lavoratore, la sua maggiore produttività e scongiurare passaggi alla concorrenza.

Aree grigie e situazioni ambigue
E’ sempre più difficile distinguere in modo netto disoccupati, occupati e inattivi. Oltre al fenomeno della sotto-occupazione, infatti, esistono aree di grigio che riguardano donne, studenti ed anziani costretti ad entrare ed uscire dal mondo del lavoro (ad es. fenomeno della stagionalità, attività sommerse ed autoimpiego) alternando in questo modo periodi di occupazione e disoccupazione.

Perchè leggerlo
Questo testo di Reyneri inizia così, analizzando i termini più comuni che pensiamo di conoscere con estrema padronanza e, mediante il rigore dell’analisi socioeconomica, ricollocarli in nuove aree dove i confini e le distinzioni non sono più così nette come pensavamo.

“Sociologia del mercato del lavoro. I - Il mercato del lavoro tra famiglia e welfare”, E. Reyneri  (Il Mulino, 2005)

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