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L'analisi organizzativa multidimensionale

Lo studio delle organizzazioni, in particolare quelle aziendali, è un tema affascinante. Dopo la lettura dei classici testi di management ho trovato interessante leggere questo libro che affronta gli stessi argomenti ma in chiave psicologica: "Fondamenti di psicologia di comunità. Principi, strumenti, ambiti di applicazione" Francescato, Ghirelli, Tomai (Carocci, 2002).

Qui, in particolare, accenneremo all'approccio della Analisi Organizzativa Multidimensionale (AOM), descritta in modo esaustivo nel libro.

Questo approccio all'analisi delle organizzazioni risponde all'esigenza di comprendere i fenomeni complessi, propri di un'azienda, e non riconducibili ad un unico paradigma interpretativo.

L’analisi delle organizzazioni, infatti, necessita di un approccio multidimensionale, in grado di orientare l’osservazione su aspetti diversi del fenomeno organizzativo. Vediamo quali sono le dimensioni analizzate in questo approccio:

1) Dimensione strategico-strutturale (o giuridico-politico-economica)
  • Analisi dello sviluppo storico della struttura (obiettivi strategici originari e loro evoluzione, forme societarie, strutture giuridiche e fisiche).
  • Analisi dei bilanci e dello stato patrimoniale, distribuzione del potere e della ricchezza all’interno dell’organizzazione (partecipazioni azionarie, contratti, stratificazione sociale interna).
  • Esame delle opportunità e dei vincoli dati dal territorio, delle zone di confine e delle modalità di interfacciamento.
  • Livello di successo conseguito nel complesso.
Tutte queste informazioni contribuiscono al creare la cultura e il sistema di valori dell’organizzazione; ad esempio, lavorare in un’azienda leader nel proprio settore piuttosto che in una soverchiata da passività economiche ha risvolti immediati sulla percezione di sicurezza del posto di lavoro, sulle motivazioni, sul grado di coinvolgimento, sull’immagine di sé e del proprio futuro.

2) Dimensione funzionale
Anziché i componenti del sistema vengono esaminati i processi. Secondo Tancredi, ogni organizzazione può essere vista come un organismo inserito in un ambiente e costituito da 3 sistemi interagenti tra loro e con il contesto:
  • Sistema di controllo di gestione. Pianifica l’attività in funzione dei vincoli e delle risorse ambientali e degli obiettivi interni, controllandone l’efficacia e l’efficienza.
  • Sistema operativo. Insieme dei processi di produzione e/o erogazione di servizi.
  • Sistema informativo. Gestisce informazioni inerenti gli output delle attività e l’impiego di risorse.
3) Dimensione psicodinamica
Se le due dimensioni precedenti fossero sufficienti per l’analisi organizzativa, significherebbe che nelle organizzazioni prevalgono il consenso sugli obiettivi e la razionalità del comportamento dei singoli; talune forme di comportamento implicano invece logiche diverse.

La dimensione psicodinamica consente di analizzare l’organizzazione dal punto di vista dei vissuti irrazionali, spesso inconsci. Infatti, il rapporto con l’organizzazione è profondamente ambivalente e richiama  la relazione originaria con la madre, una dinamica dell’inconscio che tende a riattivarsi in alcune specifiche situazioni.

4) Dimensione psicoambientale
Studia l’influenza del fattore umano sull’efficienza dell’organizzazione, considerando i rapporti tra individui, gruppi e contesto ambientale sul piano delle percezioni consapevoli.

Conclusioni
Attraverso le 4 dimensioni che comprendono variabili oggettive e soggettive e concetti provenienti da discipline diverse, il metodo promuove una visione pluralistica dell’organizzazione integrando saperi diversi.

In particolare, le dimensioni psicodinamica e psicoambientale lasciano emergere aspetti trascurati dai metodi di analisi organizzativa centrati su una visione strategico-funzionale, tenendo conto sia delle esigenze individuali, sia di quelle dell’organizzazione.

Inoltre, il metodo consente di dare voce a tutti gli esponenti dell’organizzazione, anche a quelli con meno potere; il metodo riesce a mutare la distribuzione del potere legato alla conoscenza dell’organizzazione in quanto tutti i partecipanti possono rendersi meglio conto del funzionamento dei diversi reparti e servizi e dei loro punti-forza e punti deboli.

Infine, l’esame delle connessioni tra le diverse dimensioni permette di individuare i punti-forza su cui far leva per progettare i mutamenti desiderati.

Fonte: "Fondamenti di psicologia di comunità. Principi, strumenti, ambiti di applicazione" Francescato, Ghirelli, Tomai (Carocci, 2002)


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