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I Social media hanno una utilità “sociale”?

I social media (facebook, twitter, forum, etc.) oltre a diffondere la propria immagine sulla Rete, hanno un’utilità “sociale”?

Me lo sono chiesto leggendo il libro: “Fondamenti di psicologia di comunità. Principi, strumenti, ambiti di applicazione" Francescato, Ghirelli, Tomai (Carocci, 2002).
Mi sono chiesto, in particolare per quanto riguarda gli e-group o gruppi virtuali che interagiscono tramite forum, chat ed e-mail esista qualche forma di sostegno reciproco, di confessione, di crescita e sviluppo personale?

Prima però di rispondere a questa domanda, approfondiamo il concetto di self-help così come descritto nel testo sopra citato.

Cos’è il self-help
Il termine self-help indica forme di autosostegno individuale o di gruppo. L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) definisce il self-help come “insieme di misure adottate da non professionisti per promuovere, mantenere o recuperare la salute, intesa come completo benessere fisico, psicologico e sociale di una comunità”.

Tali gruppi sono fondati su un’interazione, nel nostro caso virtuale, e si compongono di individui che condividono condizioni, storie, disagi ed esperienze.

Si tratta di vere e proprie risorse sanitarie non professionali e orientate sui pari i cui partecipanti sono al tempo stesso fruitori e prestatori di cure.

Alla base dei gruppi di self-help vi è la percezione che i servizi istituzionali non soddisfino pienamente alcuni bisogni dei cittadini. Rispetto ai sistemi di cura formali, questi gruppi sono strutture meno burocratiche, più economiche e accessibili e in genere ben organizzate. Sono molto diffusi negli USA e lo saranno sempre più anche in Europa.

Caratteristiche dei gruppi di self-help

I gruppi di self-help non vanno confusi con quelli di interesse o di servizi che pure si basano sul volontariato. Levy individua 5 condizioni per il gruppo di self-help:
  • Scopo. Fornire aiuto e supporto ai membri nel trattare i loro problemi e nel migliorarne le capacità psicologiche e l’efficienza comportamentale;
  • Origine. La sua esistenza risiede nel gruppo stesso e non dipende da autorità o istituzioni esterne;
  • Fonte di aiuto. Risiede nei membri stessi che, nella relazione tra pari, sono direttamente coinvolti nella richiesta e nell’offerta di cure e sostegno reciproco;
  • Composizione. I membri condividono un nucleo comune di esperienze, problemi e condizioni di disagio;
Tipologia e finalità dei gruppi di self-help
  • Controllo del comportamento e riorganizzazione della condotta
  • Sostegno e difesa dallo stress
  • Crescita personale e autorealizzazione
L'efficacia trasformativa dei gruppi di self-help è data dai seguenti fattori-chiave:

1) Dinamica socioemotiva fra pari. Lo scambio informativo, il sostegno, il rinforzo e l’identificazione avvengono in un gruppo di persone alla pari, senza status, ruoli istituzionali e gerarchie ascritte a priori. Sul piano socioemotivo, questo favorisce alcuni processi.
  • Le abituali difese e resistenze psicologiche si abbassano perché non ci si sente giudicati per la propria condizione o diversità;
  • L’esperienza comune rende la comunicazione più diretta;
  • La percezione di persone simili a sé favorisce l’identificazione;
  • Lo scambio reciproco di informazioni, capacità, sostegno, feedback e rinforzi positivi o negativi permette di strutturare insieme regole di vita e strategie per il controllo e la modificazione del comportamento;
  • La possibilità, caldeggiata nei gruppi di self-help (a differenza di quelli terapeutici), di incontri anche al di fuori del gruppo in attività organizzate autonomamente offre nuove opportunità di socializzazione;
  • Usufruire di uno status di gruppo;
2) Valore terapeutico del ruolo di helper. Ogni membro, prima o poi, svolge il ruolo di chi aiuta e chi aiuta riceve a sua volta un aiuto per questo ruolo attivo; il ruolo di helper accresce infatti il senso di controllo, autostima e competenza, apporta riconoscimento e approvazione sociale (quindi migliora l’autopercezione), permette di interiorizzare strategie di cambiamento e consente di imparare ad osservare “a distanza” problemi simili ai propri.


3) Controllo del comportamento tramite identificazione e modellamento: la presenza di individui percepiti come simili, ma in fasi diverse di risoluzione del problema permette:
  • di identificarsi con chi è riuscito o sta riuscendo a controllare il proprio comportamento;
  • l’apprendimento per modellamento che accresce la fiducia di poter mutare il proprio comportamento;
  • la concentrazione sul presente, sviluppando la capacità di stabilire piccoli obiettivi realistici e graduali, comunque più facilmente raggiungibili con l’aiuto degli altri.
4) Sostegno affettivo strumentale e informativo: fondamentali gli scambi di informazioni su dove reperire le risorse ed aiuto materiale in modo da evitare fenomeni di scoraggiamento e burn-out. Il sostegno sociale dato e ricevuto ha un effetto tampone sugli effetti dello stress prolungato.

5) Identificazione ed aiuto reciproco: permettono alle persone di rafforzarsi, diventare più competenti nell’affrontare la propria situazione e ridefinire la crisi come momento di crescita.

La valutazione dei risultati e la stima dell’efficacia

Il carattere non professionale che accompagna i gruppi di self-help rende carente la ricerca sulla valutazione dei risultati. L’efficacia confermata dalle impressioni positive e dalla soddisfazione dei partecipanti non basta; serve invece allestire ricerche basate su criteri scientifici.

Noventa propone alcuni indicatori sui quali focalizzare la valutazione:
  • Continuità della partecipazione al gruppo;
  • Miglioramento della qualità della vita in termini di salute psicofisica;
  • Miglioramento dei rapporti sociali;
  • Raggiungimento di obiettivi particolari del gruppo
  • Miglioramenti di aspetti relazionali e comunicativi.
In generale, la letteratura permette comunque di dedurre risposte positive in relazione all’efficacia dei gruppi di auto-aiuto, anche nel confronto con altre forme di sostegno, purché vi sia congruenza tra bisogno individuale, entità del problema e natura del gruppo.

Fonte: “Fondamenti di psicologia di comunità. Principi, strumenti, ambiti di applicazione" Francescato, Ghirelli, Tomai (Carocci, 2002)"

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