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Crisi e gestione dello stress

Crisi e gestione dello stress sono da sempre ambiti di studio delle discipline manageriali. Qui volevo affrontare l’argomento analizzandolo dal punto di vista psicologico ed in particolare da quello della psicologia di comunità.

Anche in questo caso ci baseremo su un testo fondamentale in questo ambito di studio: “Fondamenti di psicologia di comunità. Principi, strumenti, ambiti di applicazione" Francescato, Ghirelli, Tomai (Carocci, 2002).

Abitualmente al termine “crisi” viene attribuita un’accezione negativa. Si tratta in effetti di uno stato temporaneo di turbamento e disorganizzazione caratterizzato da un’incapacità cognitiva dell’individuo a gestire una situazione inaspettata e drammatica, che si accompagna a uno stato di squilibrio emozionale.

Tuttavia, la crisi è un evento la cui evoluzione è aperta a più esiti che dipendono, oltre che dalla drammaticità e della violenza dell’evento scatenante, dalle risorse individuali e ambientali disponibili o attivabili per poterla affrontare.

Risposte che richiedono l’attivazione di meccanismi di adattamento di fronte a determinati eventi. Molti autori distinguono gli eventi in:

  • Normativi: sono eventi prevedibili, attesi nel prossimo futuro ai quali ci si deve preparare. L’intervento in questo caso è di tipo preventivo.
  • Paranormativi: sono eventi improvvisi che danno vita al precipitare in una crisi situazionale.
Gli ambiti di studio della crisi sono diversi, in questo ambito concentriamoci su quelli attinenti al mondo del lavoro, in particolare la perdita dell’occupazione. Perdita che, a seconda dell’accadere temporale, può essere distinta in normativa o paranormativa come sopra descritto.

La perdita dell’occupazione rappresenta un evento particolarmente critico, del resto anche attuale a causa dei mutamenti nelle politiche del lavoro che negli ultimi decenni in Europa hanno prodotto milioni di disoccupati e sottoccupati, fra i quali ricorre frequentemente uno stato di disagio mentale a causa del forte potere destrutturante della disoccupazione, sebbene questo debba essere considerato in relazione ad età, sesso, fase del ciclo vitale e sostegno sociale disponibile.

La conseguenza più ovvia è lo stato di sconvolgimento emozionale. Gli aspetti della vita individuale investiti sono diversi: sentimenti, pensieri, comportamenti, relazioni sociali e funzioni somatiche. L’individuo in crisi è più debole, vulnerabile e suggestionabile, ma questa destrutturazione delle difese implica anche una maggiore apertura e disponibilità al cambiamento.

Le persone non tollerano alti livelli di disorganizzazione cognitiva ed emotiva per lunghi periodi di tempo; l’instabilità lascerà quindi il posto ad un nuovo stato di equilibrio, più o meno buono. In ogni caso, da ciò consegue che il tempo utile per l’intervento sulla crisi in modo efficace è limitato.

Rapporto tra crisi e stress
Il concetto di crisi è in stretta relazione con quello di stress, di più diretta origine fisiologica e definito come “reazione non specifica dall’individuo quando deve affrontare un’esigenza o adattarsi a una novità”.

Lo stress in realtà è una reazione adattativa e normale che può però diventare patogenetica se prodotto intensamente e per lunghi periodi di tempo senza risposte sufficientemente efficaci.

In questo caso può sfociare in crisi ossia una condizione di disorganizzazione psicologica conseguente a stress particolarmente acuto.

Selye descrive la reazione allo stress come “sindrome generale di adattamento” che si svolge in 3 fasi:
  1. Reazione di allarme. Un evento stressante produce uno shock iniziale e la mobilitazione di meccanismi fisici di difesa la cui base organica interessa i sistemi nervoso ed endocrino. Il fine è il mantenimento dell’omeostasi dell’organismo;
  2. Resistenza. Tentativo di ristabilire un nuovo equilibrio attraverso un adattamento alla situazione modificata dall’evento stressante. Se questo sforzo non dà risultati o se intervengono in tempi ravvicinati ulteriori agenti stressanti, si può instaurare la successiva fase di esaurimento;
  3. Esaurimento. L’individuo viene sopraffatto dagli stressi ripetuti e/o cronici e non riesce a reagire ai meccanismi di allarme che, per definizione, non possono essere stabilmente attivi. In questa fase aumentano anche i rischi di contrarre malattie.
Modalità di intervento sulla crisi
Si tratta di una metodologia di prevenzione secondaria, in quanto tesa a limitare gli effetti di eventi stressanti subito dopo il loro impatto:
  • Obiettivo. Non si tratta di operare una trasformazione strutturale dell’individuo, ma di favorire un cambiamento comportamentale rispetto al problema specifico e situazioni analoghe;
  • Tempi. L’intervento è a breve termine e limitato nel tempo. La durata dovrebbe corrispondere al tempo nel quale si ristabilisce spontaneamente l’equilibrio personale o sistemico (4-6 settimane). Incontri intensi, frequenti e di durata flessibile, anche per usufruire delle minori difese e resistenze della persona al cambiamento e sfruttare la sua motivazione a ricercare nuove modalità di soluzione dei problemi;
  • Comportamento dello specialista. Deve essere più attivo, direttivo e orientato al problema rispetto ad altri tipi di terapia. L’operatore è un elemento importante nel cercare le risposte ai bisogni immediati e nel mobilitare le risorse personali e ambientali. Tuttavia, il soggetto della crisi deve essere stimolato nella propria iniziativa autonoma, non dimenticando che è sempre importante rinforzare la capacità di essere indipendenti dall’operatore; quest’ultimo diventa molto direttivo solo nei casi di estrema disorganizzazione.
La “terapia della crisi”, deve essere affidato a specialisti e dovrebbe prevedere una programmazione di incontri per qualche settimana; oltre al sostegno è finalizzato a favorire una soluzione costruttiva della crisi e all’acquisizione di nuove e più ampie capacità e risorse per fronteggiare eventi a rischio.
Modalità di intervento sulla crisi
Gli interventi di sostegno devono mirare a rendere le persone più capaci di gestire i momenti difficili, prevenire forme di disagio e comportamenti devianti, nel dettaglio:
  • Capacità di analizzare il problema e scegliere la soluzione;
  • Duttilità nell’assunzione di ruoli;
  • Aumento dell’autostima e del livello di aspirazione (achievement);
  • Sviluppo delle competenze emozionali (intelligenza emotiva);
  • Assunzione di comportamenti corretti;
L’intervento sulla crisi attraverso la gestione dello stress (stress management)Molte ricerche mostrano che i processi di espansione tecnologica e organizzativa comportano un surplus di stimoli e l’adattamento a più complesse modalità di vita e di lavoro. Tutto ciò facilita condizioni di stress che possono preludere a crisi psicologiche o a malattie fisiche. Per questo, nei paesi ad alta industrializzazione la sensibilizzazione alla gestione dello stress si diffonde sempre di più.
L’intervento su questo tema mira a fornire strumenti e tecniche per la gestione costruttiva dello stress, evitandone i costi e preservandone la funzione di potenziale stimolo. Le strategie sono di due tipi:
  • Metodi cognitivo-comportamentali: centrati su obiettivi individuali e organizzativi. Vengono proposte tecniche per definire gli scopi strategici e gli obiettivi operativi, gestire il tempo, scegliere razionalmente le attività, delegare ai collaboratori.
  • Metodi psicofisici ed emotivi: si fondano sulla consapevolezza delle proprie percezioni ed emozioni.
Concludendo sulla crisi e lo stress ed i relativi interventi
Le tecniche di gestione dello stress migliorano senza dubbio le capacità di reazione, ma non considerano gli aspetti materiali e sociali delle cause dello stress; vanno dunque integrate con strumenti che considerino anche le variabili del contesto.

Anche laddove vengono esaminate le narrative personali, non sempre vengono esplorate anche quelle comunitarie e culturali, che comunque sostengono e influenzano le prime.


Fonte: “Fondamenti di psicologia di comunità. Principi, strumenti, ambiti di applicazione" Francescato, Ghirelli, Tomai (Carocci, 2002)

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