Passa ai contenuti principali

"Goodness of fit" ovvero come adattarsi al nuovo ambiente di lavoro

Il cambiamento in ambito aziendale, sia esso una promozione, un cambio di lavoro o posizione, porta sempre con sè dinamiche psicologiche importanti oltre a nuove sfide in termini di competenze o responsabilità.

Qui parleremo di adattamento o goodness of fit come viene definito nel libro “Teoria dei sistemi evolutivi” di Ford e Lerner (ed. Cortina).

Il buon adattamento (goodness of fit)

Una persona, cambiando ambiente lavorativo o ruolo si troverà ad affrontare delle richieste provenienti da questo nuovo contesto. Richieste che potranno assumere forme diverse nei termini di:
  • Atteggiamenti: valori o stereotipi che gli altri attori del contesto possono avere nei confronti del nuovo arrivato a causa delle sue caratteristiche personali o delle sue precedenti esperienze professionali;
  • Comportamenti: le persone appartenenti al gruppo nel quale si deve entrare avranno dei comportamenti consolidati con i quali ci si dovrà organizzare ed armonizzare al fine di instaurare buone relazioni;
  • Caratteristiche fisiche ed organizzative dello scenario di arrivo con le quali dovremo familiarizzare nel modo più efficace e rapido possibile.
Quando le caratteristiche individuali si armonizzano alle richieste del contesto e si costruisce un feedback positivo, si ha la massima probabilità di ottenere un’efficace interazione sociale e psicologica, ovvero un buon adattamento. Il buon adattamento implica quindi alcune capacità:
  • Valutare correttamente le richieste del nuovo ambiente di lavoro, le proprie caratteristiche e il grado di accordo tra le due cose;
  • Scegliere i contesti lavorativi che massimizzino la probabilità di realizzare un buon adattamento;
  • Adattare se stessi all’ambiente o trasformare lo stesso in modo da adattarlo meglio alla proprie caratteristiche quando il contesto non può essere scelto, come spesso accade per una posizione lavorativa.
Il buon adattamento è un processo dinamico, dato che sia le persone sia i loro contesti mutano e un adattamento “buono” per una certa occasione può non esserlo in un’altra. Quindi, attenzione prima del next move!

Post popolari in questo blog

I concetti di feedback e feedforward

Il termine feedback è di uso comune soprattutto in ambito aziendale ed organizzativo. A questo però dobbiamo aggiungere un altro termine, poco conosciuto: feedforward. Di cosa si tratta? Come viene definito in psicologia? Anche in questo caso ci faremo aiutare in questa definizione dal libro “Teoria dei sistemi evolutivi” di Ford e Lerner (ed. Cortina).
Segnali di feedback e feedforward I segnali di feedback e feedforward vengono realizzati attraverso segnali di natura informazionale. Per quanto riguarda il feedback esso può essere: Negativo: è il tipo di feedback più conosciuto e ha come scopo quello di ridurre la distanza tra lo stato attuale e l’obiettivo desiderato. Ha come obiettivo il mantenimento della stabilità. Positivo: feedback tendente ad aumentare la differenze tra lo stato effettivo e quello desiderato. E’ il tipo di feedback che produce il cambiamento. Feedforward: è un processo orientato al futuro, implica processi predittivi relativi al modi di ottenere i risultati desider…

Il significato del lavoro in psicologia

 
Riprendiamo il post della settimana scorsa dove abbiamo parlato dei cambiamenti nella forza lavoro ed affrontiamo insieme il tema del significato del lavoro e di come questo si sia modificato nel tempo. Anche in questo caso prenderemo come riferimento il testo "Psicologia del lavoro" di Guido Sarchielli (Il Mulino, 2003).

Abbiamo visto, nei post precedenti, come e quanto il lavoro sia cambiato nel corso del tempo. Soprattutto nel settore terziario si assiste ad una trasformazione dei contesti organizzativi.

Trasformazione che vede, in primo luogo, l'"appiattimento" delle gerarchie aziendali oltre a modificare i tradizionali ruoli lavorativi che diventano meno definiti. Cambiano anche i requisiti richiesti ai lavoratori i quali devono avere nuove competenze generali, sociali, cognitive, capacità di autogestione, cooperazione e coinvolgimento personale.

Task analysis e job analysis in psicologia del lavoro


Riprendiamo il post della settimana scorsa dove abbiamo parlato del significato del lavoro ed affrontiamo in questo post il tema dell'analisi del lavoro facendo riferimento alle attività di task analysis e job analysis. Anche in questo caso prenderemo come riferimento il testo "Psicologia del lavoro" di Guido Sarchielli (Il Mulino, 2003).
Task analysis e job analysis, cosa sono? Con questi termini intendiamo fare riferimento a metodi di rilevazione e analisi per conoscere come si svolge il lavoro e quali requisiti richiede perché sia eseguito al meglio e con effetti positivi sulle persone. Ci riferiamo, anche in questo ambito, all'ambito di ricerca della psicologia del lavoro.