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Le bugie del marketing

Martin Lindstrom,  guru del marketing e consulente per aziende come McDonald’s, Procter & Gamble e Microsoft, è autore di “Le bugie del marketing. Come le aziende orientano i nostri consumi” (Hoepli, 2013).
Come ci ricorda Lindstrom, la pubblicità lavora molto sulle nostre paure: di non avere successo, di non avere abbastanza amici, di non essere stimato, apprezzato. L’essere umano ha un bisogno istintivo di socialità e di appartenenza. Gli smartphone hanno alimentato questa paura di restare soli o di essere percepiti come individui solitari. Questa insicurezza, per l’autore, ha contribuito al successo del social più contagioso dei nostri tempi: Facebook. Perché? È su Facebook che si mandano gli inviti, si pubblicano foto delle feste, ci si scambia messaggi. Non esserci, per molte persone, è come non esistere.
Se siete un marketer aggressivo questo libro vi racconterà le ultime frontiere della sperimentazione psicologica e neurologica applicata ai fini commerciali. Se siete dei semplici consumatori, come lo siamo tutti, vi metterà in guardia di fronte ai tranelli del marketing. Se poi decidete di proseguire nell’acquisto, almeno sarà una scelta consapevole. Partecipa alla discussione anche sul blog di Manageritalia.it

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I concetti di feedback e feedforward

Il termine feedback è di uso comune soprattutto in ambito aziendale ed organizzativo. A questo però dobbiamo aggiungere un altro termine, poco conosciuto: feedforward. Di cosa si tratta? Come viene definito in psicologia? Anche in questo caso ci faremo aiutare in questa definizione dal libro “Teoria dei sistemi evolutivi” di Ford e Lerner (ed. Cortina).
Segnali di feedback e feedforward I segnali di feedback e feedforward vengono realizzati attraverso segnali di natura informazionale. Per quanto riguarda il feedback esso può essere: Negativo: è il tipo di feedback più conosciuto e ha come scopo quello di ridurre la distanza tra lo stato attuale e l’obiettivo desiderato. Ha come obiettivo il mantenimento della stabilità. Positivo: feedback tendente ad aumentare la differenze tra lo stato effettivo e quello desiderato. E’ il tipo di feedback che produce il cambiamento. Feedforward: è un processo orientato al futuro, implica processi predittivi relativi al modi di ottenere i risultati desider…

Task analysis e job analysis in psicologia del lavoro


Riprendiamo il post della settimana scorsa dove abbiamo parlato del significato del lavoro ed affrontiamo in questo post il tema dell'analisi del lavoro facendo riferimento alle attività di task analysis e job analysis. Anche in questo caso prenderemo come riferimento il testo "Psicologia del lavoro" di Guido Sarchielli (Il Mulino, 2003).
Task analysis e job analysis, cosa sono? Con questi termini intendiamo fare riferimento a metodi di rilevazione e analisi per conoscere come si svolge il lavoro e quali requisiti richiede perché sia eseguito al meglio e con effetti positivi sulle persone. Ci riferiamo, anche in questo ambito, all'ambito di ricerca della psicologia del lavoro.

Il significato del lavoro in psicologia

 
Riprendiamo il post della settimana scorsa dove abbiamo parlato dei cambiamenti nella forza lavoro ed affrontiamo insieme il tema del significato del lavoro e di come questo si sia modificato nel tempo. Anche in questo caso prenderemo come riferimento il testo "Psicologia del lavoro" di Guido Sarchielli (Il Mulino, 2003).

Abbiamo visto, nei post precedenti, come e quanto il lavoro sia cambiato nel corso del tempo. Soprattutto nel settore terziario si assiste ad una trasformazione dei contesti organizzativi.

Trasformazione che vede, in primo luogo, l'"appiattimento" delle gerarchie aziendali oltre a modificare i tradizionali ruoli lavorativi che diventano meno definiti. Cambiano anche i requisiti richiesti ai lavoratori i quali devono avere nuove competenze generali, sociali, cognitive, capacità di autogestione, cooperazione e coinvolgimento personale.