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Il sistema Toyota applicato in ambito Digital

Nelle scuole di management, “Il metodo Toyota” è un libro di testo fornito agli studenti del primo anno. Rappresenta un classico del management soprattutto in ambito produttivo.
A una rilettura più attenta, però, il metodo Toyota fornisce lezioni di organizzazione del lavoro anche a settori distanti da quello della produzione meccanica come può essere quello del digital.
Diverse sono le lezioni che si possono apprendere leggendo i testi proposti dalla collana “Toyota Way” pubblicata da Franco Angeli. Ne abbiamo scelto uno: “Ridurre i prezzi del 50% abbattendo i costi” di Yoshihito Wakamatsu dal quale abbiamo estrapolato due messaggi principali:
  1. il coraggio di “fermare la macchina”;
  2. la ricerca della qualità.
Il coraggio di “fermare la macchina”
Non è una cosa da tutti, ci vuole coraggio a fermare un ciclo produttivo quando il singolo lavoratore si accorge di un errore nel processo. Più comodo fare passare “a valle” il problema e non rallentare nulla.
Sembrerebbe l’approccio più economico ma il rischio è quello di non risolvere mai il problema e di scaricare su altri reparti i costi di riparazione e di gestione del cliente. Quindi, il messaggio Toyota è quello di interrompere l’attività operativa, analizzare il problema per arrivare alla causa principale che, una volta risolta, non si ripresenterà più. Azzerando, in questo modo, i costi striscianti di riparazione, sostituzione, customer care oltre agli impatti negativi sulla reputazione aziendale. Se lavorate in ambito Digital, Internet, New Media avrete assistito a numerose riunioni operative dove vi veniva detto che l’importante era uscire sul mercato, essere i primi e che poi avreste dovuto lavorare direttamente on-line alla risoluzione degli ultimi bugs. Come ci ricorda questo libro, un tasso di difettosità del prodotto del solo 2%, ritenuto accettabile dai manager delle Operations, potrebbe corrispondere al 100% di difettosità per alcuni clienti. Come sa chi lavora in ambito Internet, una cattiva customer experience fa perdere immediatamente clienti, molto difficilmente recuperabili.
La ricerca della qualità 
Siamo ormai abituati all’economia dell’“enough”, dell’abbastanza buono, dell’abbastanza funzionante. Siamo entrati nell’ottica di non riparare nulla ma di buttare perché “tanto non conviene ripararlo” con gli inevitabili impatti ambientali che tutti conosciamo. L’ossessione del metodo Toyota per raggiungere il 100% della qualità non riguarda solo il posizionamento strategico del brand che fa dell’eccellenza un proprio elemento distintivo sul mercato. Riguarda soprattutto l’eliminazione degli sprechi, dei “muda” e di conseguenza dei costi inutili.
Perché leggerlo
Questo libro ci riporta ai basics del product management, essenziali anche per una startup internet. Partecipa alla discussione sul blog di Manageritalia.

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I concetti di feedback e feedforward

Il termine feedback è di uso comune soprattutto in ambito aziendale ed organizzativo. A questo però dobbiamo aggiungere un altro termine, poco conosciuto: feedforward. Di cosa si tratta? Come viene definito in psicologia? Anche in questo caso ci faremo aiutare in questa definizione dal libro “Teoria dei sistemi evolutivi” di Ford e Lerner (ed. Cortina).
Segnali di feedback e feedforward I segnali di feedback e feedforward vengono realizzati attraverso segnali di natura informazionale. Per quanto riguarda il feedback esso può essere: Negativo: è il tipo di feedback più conosciuto e ha come scopo quello di ridurre la distanza tra lo stato attuale e l’obiettivo desiderato. Ha come obiettivo il mantenimento della stabilità. Positivo: feedback tendente ad aumentare la differenze tra lo stato effettivo e quello desiderato. E’ il tipo di feedback che produce il cambiamento. Feedforward: è un processo orientato al futuro, implica processi predittivi relativi al modi di ottenere i risultati desider…

Task analysis e job analysis in psicologia del lavoro


Riprendiamo il post della settimana scorsa dove abbiamo parlato del significato del lavoro ed affrontiamo in questo post il tema dell'analisi del lavoro facendo riferimento alle attività di task analysis e job analysis. Anche in questo caso prenderemo come riferimento il testo "Psicologia del lavoro" di Guido Sarchielli (Il Mulino, 2003).
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Il significato del lavoro in psicologia

 
Riprendiamo il post della settimana scorsa dove abbiamo parlato dei cambiamenti nella forza lavoro ed affrontiamo insieme il tema del significato del lavoro e di come questo si sia modificato nel tempo. Anche in questo caso prenderemo come riferimento il testo "Psicologia del lavoro" di Guido Sarchielli (Il Mulino, 2003).

Abbiamo visto, nei post precedenti, come e quanto il lavoro sia cambiato nel corso del tempo. Soprattutto nel settore terziario si assiste ad una trasformazione dei contesti organizzativi.

Trasformazione che vede, in primo luogo, l'"appiattimento" delle gerarchie aziendali oltre a modificare i tradizionali ruoli lavorativi che diventano meno definiti. Cambiano anche i requisiti richiesti ai lavoratori i quali devono avere nuove competenze generali, sociali, cognitive, capacità di autogestione, cooperazione e coinvolgimento personale.