Passa ai contenuti principali

Post

Visualizzazione dei post da Aprile, 2014

Era un mago in PowerPoint. R.I.P.

E’ ora di decidere cosa volete venga scritto nel vostro necrologio. Potete scegliere tra: ·lo ricordiamo per le sue indimenticabili presentazioni PowerPoint al board; ·trascurava i compleanni dei figli per controllare fino all’ultimo le stime di budget; ·non usciva mai di casa senza il suo blackberry; ·trascorreva le festività in conference call.
Ironia a parte, in questo mondo del lavoro iperconnesso con colleghi di lavoro che lavorano in altre countries  con fusi orari differenti, è facile cadere nella sindrome work-alcoholic. Una sindrome che costringe a ritmi di lavoro estenuanti, all’incapacità di “staccare”, di avere una vita regolata tra tempi privati e tempi lavorativi. Di questo e come uscirne, ne parla Arianna Huffington in questo libro “Cambiare passo. Oltre il denaro e il potere. La terza metrica per ridefinire successo e felicità” pubblicato da Rizzoli (pp. 360, 2014).
Questo eccesso di lavoro sembra essersi estesa a tutta la cultura del lavoro dove viene dato per scontato che…

Le vie della Formazione. Creatività, innovazione, complessità

Se consideriamo le singole persone cui ci rivolgiamo come un ‘intreccio continuo di unità e diversità’, dovremmo andare in cerca di una formazione che prescinda da categorie troppo statiche, una formazione che aiuti a pensare senza attaccarsi a categorie, una formazione che aiuti a pensare in senso proprio, a costruire conoscenze e ad esaltare le differenze” afferma Francesco Varanini, consulente e formatore, autore con Gianluca Bocchi del saggio Le vie della formazione, in libreria dal 28 novembre, edito da Guerini e Associati (ISBN 9788862504881, pp. 222, euro23,00
Collana Network).
Più che alla relazione tra docenti e discenti, più che agli strumenti formativi, importa oggi porre attenzione alla formazione intesa come ‘prendere forma’: il manifestarsi di nuovi saperi, di nuovi modi di agire. Le vie della formazione inizia come dialogo, e si svolge poi come raccolta di testi scritti nel corso degli anni da due autori che si avvicinano, da punti di vista diversi, a un comune interesse…
Ammettetelo, siete andati a cercare i profili dei vostri vecchi compagni di studio su LinkedIn. Non avete potuto nascondere una certa invidia nel leggere che quasi tutti si dichiaravano Head of “something”, vantando responsabilità su Profit&Loss, gestione di budget a x digits e linee di riporto gerarchico da esercito austro-ungarico. Avete chiuso il browser indispettiti e vi siete rovinati la giornata.
Basta, se volete essere felici, dovete smetterla di confrontarvi con quello che la gente dice sui social media. Questo ci ricorda la giornalista Lindsay Lavine nel suo articolo pubblicato su Fastcompany.
Le persone “postano” sui social solo le parti migliori delle loro vite, diventa quindi improprio comparare le nostre difficoltà lavorative quotidiane con questi, apparenti, manager di successo. L’articolo ci ricorda anche, grazie al contributo di una psicologa statunitense, come le persone pubblichino solo le parti più “aspirazionali” di sé stesse, quello che vorrebbero e…