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Era un mago in PowerPoint. R.I.P.

E’ ora di decidere cosa volete venga scritto nel vostro necrologio. Potete scegliere tra:
·         lo ricordiamo per le sue indimenticabili presentazioni PowerPoint al board;
·         trascurava i compleanni dei figli per controllare fino all’ultimo le stime di budget;
·         non usciva mai di casa senza il suo blackberry;
·         trascorreva le festività in conference call.

Ironia a parte, in questo mondo del lavoro iperconnesso con colleghi di lavoro che lavorano in altre countries  con fusi orari differenti, è facile cadere nella sindrome work-alcoholic. Una sindrome che costringe a ritmi di lavoro estenuanti, all’incapacità di “staccare”, di avere una vita regolata tra tempi privati e tempi lavorativi. Di questo e come uscirne, ne parla Arianna Huffington in questo libro “Cambiare passo. Oltre il denaro e il potere. La terza metrica per ridefinire successo e felicità” pubblicato da Rizzoli (pp. 360, 2014).

Questo eccesso di lavoro sembra essersi estesa a tutta la cultura del lavoro dove viene dato per scontato che per fare carriera si debba in qualche modo sacrificare la propria vita privata, i due mondi sarebbero inconciliabili, impossibile essere manager ed allo stesso tempo buoni genitori, compagni o semplicemente godersi la vita fuori dall’orario di lavoro.

Il tema del prolungarsi della permanenza in ufficio oltre l’orario di lavoro sembra essere una prassi consolidata. Solo chi è disponibile al sacrificio è degno di salire la scala gerarchica. Peccato però, come ci ricorda questo libro, i numeri (che per chi lavora in azienda sono i soli dati sui quali ci si possa basare) dicono cose diverse. I numeri dicono che a causa dello stress lavorativo salgono le assenze per malattia, gli errori sul lavoro, la demotivazione e il burnout. Senza contare gli impatti sul sistema sanitario e quindi sul “conto economico” degli Stati. Aziende illuminate come Google, Boston Consulting Group e Microsoft (solo per citare alcuni casi riportati nel libro) hanno capito questa cosa e si sono mosse di conseguenza. L’obiettivo è chiaro: un lavoratore sereno e soddisfatto potrà essere più creativo, produttivo, fidelizzato di quanto lo siano gli altri.

Meditate gente, meditate
Lo stress da troppo lavoro è favorito anche dall’ormai convivenza quotidiana con smartphone e blackberry. Difficile resistere alla tentazione della luce rossa che lampeggia e segnala una nuova mail appena arrivata. La verità è che l’attuale modello di successo, che si identifica con superlavoro, esaurimento da stress, mancanza di sonno, lontananza dalla famiglia, connessione 24 ore su 24, non funziona. Non funziona per le aziende, né per le società in cui è il modello dominante, né per il pianeta. Non funziona per le donne, e neanche per gli uomini.

L’autrice

Arianna Huffington è presidente, direttore ed editor-in-chief dell’Huffington Post Media Group, editorialista e autrice di 13 libri. Nel 2013, è stata inserita nella lista Forbes delle donne più potenti del mondo e nel 2006 e nel 2011 in quella delle 100 personalità più influenti del mondo secondo Time Magazine.

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