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Che mondo sarebbe senza Nutella?

Ci sono prodotti che superano la loro appartenenza merceologica e diventano “il prodotto”,  riassumono in sé un’intera categoria e costringono gli altri prodotti a rassegnarsi al ruolo di epigono o addirittura a sparire dal mercato. Pensiamo al nostro linguaggio comune, diciamo “vorrei bere una bibita gasata, analcolica dal leggero gusto al caramello” oppure semplicemente “vorrei una Coca”? Utilizziamo di più “passami un fazzoletto di carta usa e getta” oppure “passami un kleenex”? Scommetto anche che quando ricordate le merende preparate dalla vostra mamma non ricordate il pane coperto da una crema spalmabile al gusto di cioccolato e nocciola ma semplicemente pane e Nutella.
50 anni di Nutella
Come ha fatto un prodotto, una crema spalmabile ad assumere una tale importanza nell’immaginario collettivo non solo italiano? Lo racconta Gigi Padovani in questo libro pubblicato da Rizzoli Etas, “Mondo Nutella. 50 anni di innovazione” (collana “management”, 256 pagine, 18 Euro, anno 2014). I cinquant’anni del prodotto sono l’occasione per ripercorrere la storia di successo di questo prodotto. Storia che parte da un esperimento di pasticceria di Pietro Ferrero, che realizza una crema a base di nocciole e la chiama prima Pasta Gianduja e poi Giandujot associandola alla famosa maschera piemontese di carnevale per arrivare alle attuali 250 tonnellate vendute in 75 Paesi. Nell’arco di un anno, circa quattro famiglie italiane su cinque acquistano almeno un vasetto di Nutella.
Perché leggerlo
Questo libro di Gigi Padovani è interessante perché percorre una storia di straordinario successo aziendale analizzandola sotto prospettive diverse: quella imprenditoriale, dell’innovazione e sviluppo commerciale ma soprattutto semiologica. Nutella è un caso interessante in quando rappresenta uno dei punti più alti di costruzione del brand attraverso simboli, codici e significati psicologici semplici ma allo stesso tempo inimitabili. 
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