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Il futuro di internet? Gli oggetti. Il mio post su Manageritalia.it

I vostri collegamenti su Linkedin continuano a pubblicare articoli su questa internet of things. Durante un meeting con il marketing avete visto una slide colorata dove la stessa dicitura era associata a opportunità di mercato da non lasciarsi sfuggire. Di fatto, l’internet delle cose è ormai realtà, dobbiamo quindi capire molto velocemente di cosa si tratta per non essere impreparati. L’istituto di ricerca Gartner definisce l’internet of things come una rete di oggetti dotati di tecnologia in grado di comunicare e interagire con l’ambiente esterno. Di fatto, una vera rivoluzione che estende la rete dal virtuale al quotidiano. La stessa Gartner ha definito le previsioni sull’espansione dell’Iot come “euforiche”: tutte le aziende del settore tecnologico hanno avviato progetti di sviluppo in quest’ambito.
Previsioni e mercati potenziali
Secondo Hans Vestberg, ceo della multinazionale delle telecomunicazioni Ericsson, entro il 2020 ci saranno 50 miliardi di oggetti connessi a internet. Il valore di mercato complessivo raggiungerà i 4,5 trilioni di dollari. L’internet delle cose rappresenta un’estensione della connettività agli oggetti che utilizziamo tutti i giorni, una vera e propria “vita connessa” dove servizi e informazioni saranno forniti automaticamente, in modo contestuale da oggetti “intelligenti”, capaci di prevedere e anticipare le nostre esigenze. D’altronde, come sostiene anche Kishore S. Swaminathan (chief scientist della società di consulenza Accenture) nell’articolo “Tostapane, frigoriferi e l’internet delle cose”, già oggi dispositivi di varia natura dialogano e collaborano fra loro e con sistemi informatici, si tratta solo di coglierne i benefici in termini di business. Automobili in grado di ricevere e trasmettere informazioni in tempo reale su traffico e consumi, oltre ad ampliare l’offerta infotainment in mobilità. Case connesse con il vostro cellulare in grado di trasmettere in tempo reale temperatura, eventuali intrusioni, guasti. Robotica, biomedicale e utility sono solo alcuni degli ambiti di applicazione possibili.
A che punto siamo in Italia
Una recente presentazione del Politecnico di Milano e del suo Osservatorio internet of things evidenzia come in Italia si siano raggiunti sei milioni di oggetti connessi, una crescita del 20% rispetto all’anno precedente per un valore di mercato complessivo di 900 milioni di euro. Nel dettaglio, il 47% degli oggetti connessi è rappresentato dal settore Automotive (Smart Car), il 26% da applicazioni in ambito Utility, il 10% è utilizzato per il controllo delle macchine da gioco e ascensori e il restante da applicazioni in ambito casa intelligente (domotica), logistica e smart city (illuminazione intelligente, raccolta rifiuti). Il settore automotive, oltre a rappresentare la fetta più grande della torta, è anche quello maggiormente dinamico: oltre due milioni di auto connesse nel 2013 (+35% rispetto all’anno precedente), il 95% delle quali connesse tramite applicazioni Gps/Gprs utilizzate come “scatola nera” per fini assicurativi. L’intero settore automotive aumenterà la richiesta di connettività grazie all’installazione sulle autovetture di sim abilitate alle connessioni internet. Sempre l’Osservatorio del politecnico di Milano stima che nel 2016 in Italia ci saranno oltre 7,5 milioni di auto connesse (20% del totale). Quest’ultimo dato è particolarmente indicativo perché rappresenta una straordinaria opportunità di mercato proprio per gli operatori di telefonia mobile e le Telco in generale.
Il nuovo “oceano blu” delle Telco
Il settore automotive rappresenta solo una delle opportunità per gli operatori delle telecomunicazioni. L’internet delle cose nel suo valore di mercato complessivo rappresenta un oceano blu da esplorare e che costituisce una svolta per un mercato della telefonia arrivato a saturazione. Mercato che vedrà estendere i propri confini dall’utilizzo della connettività da smartphone a quella M2M (machine-to-machine) con una serie di applicazioni la cui ampiezza è ancora difficile da valutare. Il visual networking index forecast realizzato da Cisco stima che nel 2017 le comunicazioni tra macchine aumenteranno di 20 volte grazie a oltre 19 miliardi di device connessi, di cui 6 miliardi solo di apparecchi machine-to-machine. Una domanda, quindi, sempre più grande di connettività ad alta velocità tale da far premere sul pedale dell’acceleratore il mondo delle telecomunicazioni che si sta preparando alla diffusione delle reti 4G.
Il 4G e la rete superveloce
Proprio le reti basate su tecnologia 4G saranno la “corsia di sorpasso aggiuntiva” che le aziende tecnologiche stanno lanciando commercialmente per soddisfare la domanda crescente di connettività. Reti di quarta generazione, le 4G, capaci di garantire comunicazioni multimediali avanzate a una velocità superiore alle connessioni adsl che siamo abituati ad avere in casa. Per una vita always on, in cui saremo sempre più connessi e aiutati dai nostri oggetti, realtà ibride in grado di svolgere più funzioni contemporaneamente, tra cui quella – ci piaccia o no – di controllare e indirizzare le nostre azioni.
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