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Alla ricerca dell'eccellenza

Siete all’ennesima convention aziendale, sul palco il direttore di divisione ripete ancora la parola “eccellenza” come fosse un mantra. Raggiungere l’eccellenza, raggiungere l’eccellenza. Le parole, se ripetute spesso tendono a perdere di significato e diventare vuote. Cosa vuol dire “eccellenza”? Come la si raggiunge in ambito organizzativo e individuale? Lo spiega questo libro pubblicato da Franco Angeli, “Alla ricerca dell’eccellenza comportamentale. Un modello per il miglioramento continuo di aziende e professionisti” di Angelo Mandruzzato e Vessillo Valentinis.

Il metodo Kaizen per il miglioramento continuo
Come può un’organizzazione migliorare i propri risultati di qualità, quote di mercato e fatturato? Distinguendosi nella mente dei consumatori come produttori di beni o servizi eccellenti. Come raggiungere l’eccellenza? Non basta lo slancio creativo o la capacità imprenditoriale di qualche leader coraggioso. Ci vuole metodo e uno di questi, tra i più quotati in ambito manageriale rimane quello Kaizen. Kaizen è la composizione di due termini giapponesi, KAI (cambiamento, miglioramento) e ZEN (buono, migliore), e significa cambiare in meglio, miglioramento continuo. È stato coniato da Masaaki Imai nel 1986 per descrivere la filosofia di business che supportava i successi dell’industria Nipponica negli anni ’80. Un processo di miglioramento continuo del ciclo produttivo perseguito grazie ai suggerimenti di tutte le persone che ci lavorano. 
Perché leggerlo
È difficile identificare una sola categoria professionale alla quale consigliare questo libro. Deve essere letto dal giovane HR appena entrato in un ruolo ma anche dal manager che voglia migliorarsi sul dare e ricevere feedback durante i colloqui di valutazione dei propri collaboratori. Soprattutto, però questo libro parla di miglioramento continuo, a piccoli passi, con metodo, fino a migliorare la performance individuale e di gruppo quindi, ci riguarda tutti. Partecipa anche tu alla discussione sul blog di Manageritalia.

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I concetti di feedback e feedforward

Il termine feedback è di uso comune soprattutto in ambito aziendale ed organizzativo. A questo però dobbiamo aggiungere un altro termine, poco conosciuto: feedforward. Di cosa si tratta? Come viene definito in psicologia? Anche in questo caso ci faremo aiutare in questa definizione dal libro “Teoria dei sistemi evolutivi” di Ford e Lerner (ed. Cortina).
Segnali di feedback e feedforward I segnali di feedback e feedforward vengono realizzati attraverso segnali di natura informazionale. Per quanto riguarda il feedback esso può essere: Negativo: è il tipo di feedback più conosciuto e ha come scopo quello di ridurre la distanza tra lo stato attuale e l’obiettivo desiderato. Ha come obiettivo il mantenimento della stabilità. Positivo: feedback tendente ad aumentare la differenze tra lo stato effettivo e quello desiderato. E’ il tipo di feedback che produce il cambiamento. Feedforward: è un processo orientato al futuro, implica processi predittivi relativi al modi di ottenere i risultati desider…

Il significato del lavoro in psicologia

 
Riprendiamo il post della settimana scorsa dove abbiamo parlato dei cambiamenti nella forza lavoro ed affrontiamo insieme il tema del significato del lavoro e di come questo si sia modificato nel tempo. Anche in questo caso prenderemo come riferimento il testo "Psicologia del lavoro" di Guido Sarchielli (Il Mulino, 2003).

Abbiamo visto, nei post precedenti, come e quanto il lavoro sia cambiato nel corso del tempo. Soprattutto nel settore terziario si assiste ad una trasformazione dei contesti organizzativi.

Trasformazione che vede, in primo luogo, l'"appiattimento" delle gerarchie aziendali oltre a modificare i tradizionali ruoli lavorativi che diventano meno definiti. Cambiano anche i requisiti richiesti ai lavoratori i quali devono avere nuove competenze generali, sociali, cognitive, capacità di autogestione, cooperazione e coinvolgimento personale.

Task analysis e job analysis in psicologia del lavoro


Riprendiamo il post della settimana scorsa dove abbiamo parlato del significato del lavoro ed affrontiamo in questo post il tema dell'analisi del lavoro facendo riferimento alle attività di task analysis e job analysis. Anche in questo caso prenderemo come riferimento il testo "Psicologia del lavoro" di Guido Sarchielli (Il Mulino, 2003).
Task analysis e job analysis, cosa sono? Con questi termini intendiamo fare riferimento a metodi di rilevazione e analisi per conoscere come si svolge il lavoro e quali requisiti richiede perché sia eseguito al meglio e con effetti positivi sulle persone. Ci riferiamo, anche in questo ambito, all'ambito di ricerca della psicologia del lavoro.