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Gerarchia e leadership nelle organizzazioni

La new-economy e le giovani multinazionali che si sono affermate sulla sua scia hanno contribuito molto a cambiare l’idea di “organizzazione”. Non più innumerevoli livelli gerarchici con capi e funzionari intermedi ma strutture snelle, piatte. Tanto da sollevare il seguente dubbio: ha ancora senso parlare di “gerarchia” all’interno di un’organizzazione?
Partiamo dalla definizione, cosa si intende con il termine gerarchia? Gerarchia è lo strumento usato dalle organizzazioni per cercare di ridurre la distanza tra obiettivi e risultati.

Poniamo un esempio di 2 team aziendali che devono collaborare in modo coordinato ad un progetto. Fissare solo le regole potrebbe non essere sufficiente, quindi viene affidata la guida dei due gruppi ad un capo responsabile del coordinamento e che eserciti una funzione di controllo. La problematica di fondo quindi è sempre il potere, il capo infatti deve godere di potere che usa per stimolare ed indirizzare i comportamenti. Cos’è il potere? E’ la capacità di un soggetto di esercitare influenza sul comportamento di un altro soggetto. Possiamo approfondire l’argomento approfondendo i seguenti punti
  1. il potere non è una proprietà stabile di un individuo o di un gruppo; dipende dalle relazioni e dal contesto (non esiste un individuo potente in assoluto, ma situazioni di potere).  
  2. il potere si esplica attraverso una diversità nel controllo delle risorse tra gli attori in gioco
  3. l’esercizio di potere lega insieme chi esercita l’influenza e chi ne è il destinatario in una relazione di interdipendenza.

Diversi studi psicologici hanno affrontato il tema delle fonti di potere: come si può avere influenza sugli altri?

3 tipi di processi di influenza:
  1. ACQUIESCENZA: adesione strumentale alla richiesta di mettere in atto un certo comportamento, adesione motivata dall’ottenimento di una ricompensa o dall’evitamento di una punizione.
  2. INTERNALIZZAZIONE (interiorizzazione): il soggetto percepisce la richiesta come coerente con il proprio modo di pensare la situazione e si impegna autonomamente nel comportamento richiesto.
  3. IDENTIFICAZIONE: il soggetto tende ad assumere lo stesso comportamento dell’agente di influenza per guadagnare l’approvazione e per divenire simile a lui, essendo mosso principalmente da bisogni di approvazione sociale.

È utile anche un’altra classificazione in 2 categorie, in quanto introduce il tema della leadership nelle organizzazioni.
  1. potere di posizione: ricoprire una posizione organizzativa comporta il riconoscimento di un’autorità formalmente legittimata “rendita di posizione”
  2. potere personale: dato da qualità personali (competenza tecnico/professionale, suscitare sentimenti positivi, vicinanza emozionale, carisma personale) specifiche di un dato individuo.

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