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Inside Out: il ruolo delle emozioni nella vita e nel lavoro

Se non siete andati ancora a vederlo, andate al cinema e comprate il biglietto per“Inside Out”, un film d’animazione per bambini ma che fa riflettere anche gli adulti, soprattutto se calato nel contesto lavorativo e organizzativo.
Realizzato da Pixar e distribuito dalla Walt Disney, il film si apre con la nascita di Riley, una bambina di una famiglia media americana. Subito dopo cambiamo prospettiva ed entriamo nella “cabina di regia”, la mente della piccola governata dalle cinque emozioni primarie: Gioia, Tristezza, Disgusto, Rabbia e Paura. Ogni emozione, rappresentata da un distinto personaggio, ha un compito preciso:
  • Gioia si occupa della felicità della piccola;
  • Paura la tiene lontana dai pericoli;
  • Rabbia fa in modo che la piccola si faccia sentire in modo forte quando necessario;
  • Disgusto interviene davanti al rischio di avvelenamenti (reali, immaginari, sociali);
  • Ultima ma non meno importante, Tristezza, che si occupa di attirare l’attenzione sui bisogni della bimba.
I cinque personaggi, dalla loro pulsantiera posta nel Quartiere Generale (leggasimente) guidano le giornate della piccola Riley intervenendo a sua difesa e archiviando via via i ricordi nel magazzino della Memora a Lungo Termine. Magazzino dal quale i ricordi vengono richiamati al bisogno, se utili alla vita quotidiana della piccola Riley.
Lascio a voi la visione delle vicende della piccola e della sua famiglia che, per motivi di lavoro, deve trasferirsi dal Minnesota a San Francisco, con tutto il subbuglio emozionale che ne consegue.
“Inside Out” in modo semplice ma efficace allo stesso tempo ci fa riflettere sul ruolo delle emozioni nelle nostre azioni quotidiane e di come queste influenzino il nostro modo di “guardare alle cose” che ci circondano. Per certi versi la visione di questo film mi ha ricordato un libro, ormai un classico nella formazione aziendale,“Sei cappeli per pensare. Manuale pratico per ragionare con creatività ed efficacia” di Edward De Bono.
De Bono, inventore del “pensiero laterale”, nel suo libro ci ricorda come, per prendere una decisione che sia una buona decisione, si debba guardare al problema con diversi, appunto, cappelli in testa. I cappelli incarnano diversi punti di vista, anche quello più lontano dalla nostra indole o carattere, permettendo così agli ottimisti di esprimere pensieri negativi e ai razionali di provare a essere creativi.
Questo è anche il messaggio che ci lascia “Inside Out”, una riflessione sul ruolo delle emozioni nelle nostre vite, lavorative e non, su come queste influenzino le nostre decisioni (al di là della razionalità che crediamo di avere) e come fare affinché nessuna di esse prevalga o peggio, scompaia del tutto.

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