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Lo stagista inaspettato

Cercasi stagista con esperienza, minimo sessantenne, astenersi perditempo
A volte i film riescono a modificare l’immaginario collettivo più di mille convegni e tavole rotonde piene di pubbliche affermazioni moltopolitically correct ma alla fine prive di efficacia reale.
Speriamo che questo sia il caso de Lo stagista inaspettato”, l’ultimo film di Nancy Meyers da poco uscito nei cinema, che vede Robert De Niro nelle vesti di un annoiato ex-manager in pensione che decide, a settant’anni suonati, di ricominciare da capo, dal gradino più basso, quello dello stagista.
Eccolo allora presentarsi a una serie di colloqui surreali, davanti a recruiter, che potrebbero essere suoi nipoti, che lo assediano con il solito repertorio da “perfetto selezionatore”, partendo dalla “domanda delle domande” che deve essere affrontata con serietà e determinazione: “dove ti vedi tu tra dieci anni?”. Impagabile la risposta dello stagionato De Niro: “cioè a ottant’anni?”.
Il nostro eroe Ben Whitaker  (alias Robert De Niro), riuscirà comunque ad entrare nel team guidato da Jules Ostin (alias Anne Hathawey) che, lasciato il ruolo di assistente personale della inflessibile Meryl Streep ne “Il diavolo veste Prada”,interpreta ora quello di manager rampante alla guida di una società di e-commerce del settore moda che aderisce a questo programma pubblico di reinserimento, in stage, di lavoratori senior.
Lascio a voi la visione di questo film, commedia brillante e leggera, con tutti gli intrecci, battute e colpi di scena tipici di questo genere. Interessante invece il messaggio che questo film porta nelle sale: “l’esperienza non diventa mai vecchia”. Il protagonista, inserito come stagista, autista, tuttofare alle dirette dipendenze della giovane CEO riuscirà infatti a conquistare tutti i suoi molto più giovani colleghi diventando un modello di riferimento al quale rivolgersi per consigli e dritte, sia lavorative che no. Una persona sulla quale poter contare.
Se ci pensate, questa è anche la straordinaria opportunità che stiamo perdendo a causa della retorica “rottamatrice” andata di moda in questi anni: l’opportunità di attingere a un bagaglio di esperienze che i lavoratori senior possono portare all’interno delle realtà produttive. Non sto parlando solo di ruoli da temporary manager o da consulenti esterni di alto livello. Mi riferisco anche ai lavori diroutine, al sapere fare le cose di tutti i giorni in collaborazione con i colleghi, fare fronte alle difficoltà, agli imprevisti lavorativi potendo attingere da un bagaglio degli attrezzi consolidato e costruito nel tempo. Poi, diciamocelo chiaro, un lavoratore senior da utilizzare come mentore all’interno dell’organizzazione favorisce anche ilgiovane manager rampante in affiancamento, che può attingere al suo sapere ed esperienza, senza il rischio di essere da questo scalzato durante la sua progressione verticale di carriera.
Il lavoratore maturo non è impiegabile in tutti i ruoli per la sua eccessiva rigidità nell’apprendere? Può essere impiegato in soli ruoli di supporto ma non nelle direzioni commerciali dove solo giovani “freschi” possono intravedere i segnali deboli dal futuro, nuovi mercati e opportunità da esplorare? Luoghi comuni a parte,la popolazione del vecchio continente sta invecchiando, chi meglio di un lavoratore senior saprà interpretare, con buon senso, le tendenze di un mercato dei consumi sempre più composto, appunto, da consumatori anziani?

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